Sei un genitore di talento?

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Ebbene si, anche per essere genitori, ci vuole talento.

L’amore per i propri figli è innato, istintivo, primordiale per la protezione della specie. Purtroppo non è così. Serve talento che si ha, o si sviluppa. Come? Andando a scuola.

Molti genitori di oggi comprano libri, a volte li leggono, a volte no. Ma i libri spesso, sono desueti, non aggiornati alla situazione attuale. Perché così come la società e la tecnologia avanzano a velocità siderale, così, per essere sul pezzo, come genitori, dobbiamo sapere in profondità, qual è la società in cui sono immersi.

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Gioco, ergo sum

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In questo articolo vedrete apparire alcune immagini dei miei pupazzi, perché si gioca a tutte le età e, io credo, quando si smette di giocare, s’invecchia di brutto.

C’è qualcosa che mi preoccupa dei bambini occidentali di oggi.

Non sanno più giocare insieme. Alle feste di compleanno ci sono gli “animatori”. Nulla da dire su questa categoria di lavoratori, ce ne sono di bravissimi, ma è proprio il concetto che il bambino sia da animare, che è preoccupante. Il bambino di suo è una forza creativa.

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Di chi è figlio il femminicida?

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Intanto i dati reali della violenza sulle donne statistica al 2014

http://www.repubblica.it/cronaca/2015/11/25/news/violenza_sulle_donne_femminicidi_in_italia_e_nel_mondo-128131159/

se preferite un video eccolo

Si tende ad addossare la colpa del femminicidio agli uomini. Si cerca di farli passare per malati mentali. Forse per una riduzione della pena. Si dice, genericamente:”E’ colpa di questa società malata!”. Chi mi legge e mi conosce lo sa. Detesto il concetto di colpa, preferendo di gran lunga il concetto di responsabilità. Questi uomini che uccidono le donne con giustificazioni più diverse che vanno dal:”Non posso vivere senza di lei – al – o con me o con nessun altro – al – se mi tradisci sei morta! , sono stati allevati da una famiglia. Una famiglia che dovrebbe passare dei valori ma che ha delle carenze di base, di comunicazione, di gestione emotiva, ha forse regole coercitive, sicuramente un’incapacità grave di empatia e di ascolto.

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Benito, Adolfo e la cornice d’accordo mancata

I pessimisti dicono: il mondo va a rotoli.

Io vorrei rispondergli: il problema sta nelle mancate cornici d’accordo.

Ora la domanda sorge spontanea: cos’è questa cornice d’accordo?

Bene la parola accordo non ha bisogno di spiegazioni, la cornice si.

La cornice, in questo contesto,  è un contenitore. Al suo interno poniamo tutte le cose che noi riteniamo importanti, soprattutto quelle senza le quali, la comunicazione diventa un vago campo di interpretazioni.

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Hai un problema? Dai fatti prendere in giro!

Come far veramente arrabbiare nostro figlio che ci parla del suo problema?

Se avete visto il video, avrete notato che la prima frase che uso come esempio è:”Ma sei proprio un piagnone!” La uso al maschile, ma in realtà avrei dovuto fare un esempio al femminile.

Faccio una piccola digressione su di me per capire meglio.

Non so se vi ho raccontato che da piccola avevo un soprannome: Susanna Tonsilla. Tonsilla perchè era facile vedermi le tonsille da quanto piangevo.

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Elogiare e assecondare, funziona?

Ecco uno degli errori che io, come genitore, ho fatto con le mie figlie.

Un errore minore, si penserà, beh a giudicare dai risultati che ottengono le mie figlie nella vita direi di si, però quando noi in un contesto problematico in cui si trova nostro figlio, dimentichiamo la neutralità ed andiamo ad emettere dei giudizi, siano essi positivi o negativi, andiamo comunque ad alterare l’assetto emozionale giusto.

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Consigliare e offrire soluzioni, funziona?

Ecco un’altro della serie di errori che possiamo fare, sia come genitori sia in qualsiasi relazione a due.

Il nostro interlocutore ha un problema e non pensiamo di aiutarlo offrendogli i nostri consigli e le nostre soluzioni. Questo comportamento è improduttivo dal punto di vista dei risultati e frustrante per chi si trova nel problema, perchè non si sente nè ascoltato, nè compreso.

Comunicazione (in)efficace: predicare

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“A volte bisogna sottomettere il piccolo bastardo” recita l testo sotto la foto. Ovviamente no, ma la foto era divertente e a volte, quando sono piccoli, verso i due anni, i bambini sono in grado di mettere a dura prova la nostra pazienza dato che hanno deciso di essere grandi. C’è poi un’altra età in cui sono quasi grandi, l’adolescenza, in cui ci mettono a dura prova. Decidono di fare di testa propria, non ci parlano finchè non sono nei guai oppure con l’umore sotto i tacchi per delusioni amicali, amorose, scolastiche.

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Ascolto attivo in adolescenza

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Mi scrive un caro amico, suo figlio, che quest’anno ha la maturità, è stato lasciato dalla ragazza ed è molto giù.

Certo non è un buon momento per perdere l’amore, ma esistono momenti buoni per una privazione amorosa?

La prima cosa che faccio quando mi trovo davanti un cliente con questo problema, è ascoltarlo.

L’ascolto attivo, quando nostro figlio ce ne offre la possibilità, è lo strumento cardine per far si che si aiuti ad uscire da questa empasse emotiva.

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