Una ciliegia dolce come un bacio

Arriva l’estate

Quanto tempo che non ci leggiamo, pardon, che non mi leggete-  si insomma –  un articolo fresco, con questo caldo torna utile.

Che dirvi?  Continuo ad imparare dalla vita. Sono di quegli esseri umani inguaribilmente ottimisti.

Una di quelle persone che si assumono rischi e responsabilità e che sa chiaramente che, se è felice, lo deve essenzialmente al proprio modo di vedere le cose.

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Parlo dunque comunico? Ma anche no!

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C’è questa grande ingenuità di base: parlo, quindi comunico bene.

Dato che tutti parliamo, tutti crediamo di essere in grado di avere una buona comunicazione. Mi spiace smontarvi questa credenza. Saper emettere suoni in qualsiasi lingua, non equivale a comunicare efficacemente.

questo è comunicare bene vediti il video

Facciamo un primo distinguo basato sui tre postulati della comunicazione:

  • si comunica sempre, ovvero non si può non comunicare.
  • non importa ciò che parte ma importa ciò che arriva.
  • La mappa ( la tua concezione del mondo) non è il territorio ( non è il mondo).

Vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Assiomi_della_comunicazione Gli assiomi della comunicazione furono elaborati dalla scuola di Palo Alto (California), di cui uno dei maggiori esponenti fu Paul Watzlawick, ed indicano degli elementi sempre presenti in una comunicazione. Se volete scartabellare su wikipedia.

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Cosa c’entra Penelope con il Piccolo Principe?

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In realtà non era proprio il Piccolo Principe, ma la Volpe che lui addomesticava, ma se scrivevo la Volpe pensavate subito alla volpe e l’uva… che in fondo anche questo ha attinenza, ma rischio di perdervi, con i miei voli pindarici.

Mi è venuta in mente Penelope.  Poi, in fondo all’articolo capirete perché.

Tutti vogliamo un mondo migliore, a parole.

Infatti la tentazione sarebbe quella di tacere totalmente e buttarmi a capofitto in questa impresa. Poi mi accorgo che il mio modo, la mia utilità a questo mondo è data in questo momento dal mettere una serie di parole, l’una dietro l’altra, per esprimere il mio modo di creare, il mondo migliore.

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I terribili due anni come sopravvivere?

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In questo articolo vi avevo già parlato dei terribili due anni.

Bambini frustrati e aggressivi? Aiuto!

In coda all’articolo precedente ho detto che vi avrei spiegato la differenza tra FARE ed ESSERE. Ovviamente a livello linguistico conoscete benissimo la differenza, ma nell’applicazione pratica di tutti i giorni cosa implica?

Qualche esempio

La vostra meravigliosa bimbetta di due anni e mezzo vi sta piantando l’ennesimo capriccio. Già prima dell’arrivo della sorellina neonata puntava i piedi e decideva cosa fare e non fare, come a volervi comandare. Ora è un’estorsione continua di richieste, non solo in contraddizione tra di loro “Voglio mangiare a tavola, ma in braccio. No, voglio mangiare al tavolino basso, ma mi devi imboccare!” ma dà proprio l’idea di non sapere cosa vuole. Bingo! Infatti, non sa cosa vuole. Sente il suo regno, la sua supremazia minacciata da un’entità sconosciuta, la sorellina, e non sa che pesci pigliare. Come riottenere quello che aveva prima? Non è assolutamente consapevole che il “prima” non esisterà più. Inoltre tira la corda della vostra pazienza oltre misura, portandovi a pensieri omicidi. Credetemi, è normale.

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Sai perchè sei nato? Te lo spiega Joe lo svelto

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Sono certa di avervi parlato di Joe lo svelto in un altro articolo.

Joe lo svelto è un tipo che non si perde in chiacchiere, quando vuole una “Pupa” ha un approccio senza tenerezze parte subito con un “Facciamo l’amore?” e alla replica “A casa mia o a casa tua?” Dato che si trova già in ascensore con la sua possibile partner risponde deluso”Troppo lenta!” e se ne va.

Ovviamente è un clichè sessista, sia chiaro, ma mi serviva per spiegare un concetto. C’è chi è molto lento a prendere decisioni e chi molto veloce. Nessuna delle due modalità ci garantisce un risultato certo, certe cose fanno parte di noi, poi si può crescere, maturare, cambiare, trasformarsi. Ma in questo caso la velocità, quando esplicito dei percorsi negli articoli, può risultare una crasi, ovvero una sintesi estrema in cui alcune parti vengono saltate a pie’ pari.

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Sei un creatore di gioia?

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Cose che ho notato vivendo:

la natura ci dà una dotazione: la vita, una famiglia, un gruppo di pari che scegliamo. Con questo mazzo di carte, bello o brutto, non stiamo ad indagare, ciascuno si crea la propria vita: ad immagine di quella del proprio riferimento di crescita, in opposizione, in completa autonomia. Noteremo che ci sono delle cose che abbiamo geneticamente ereditato, alcune ci piaceranno, altre le detesteremo, ma quelle sono.

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Il mio peggior cliente 2

Per chi non avesse letto la prima parte in fondo alla pagina trovate l’articolo precedente

Perché torno a parlare di Fabrizio, il mio peggior cliente?

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Perché mi serve come esempio per tutti quelli che in questi momento sono in una fase di transizione:

da un figlio a due

dalla pausa maternità al ritorno al lavoro

dal fallimento di un’attività all’avvio di un nuovo lavoro

Per passare alla fase due, dovete elaborare la vostra vita attuale e quella che desiderate avere.

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Dal S.A.R. alla gratitudine permanente in 30 mosse

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Creo un dialogo immaginario

TU:”Scusa Susanna, ma a me della gratitudine importa un piffero! Qui ci sono: le bollette da pagare, il bambino che mi piange che mi fa diventar pazza, mio marito che ha la motilità di un bradipo e il capo che mi fa le poste per vedere se arrivo in ritardo, vuoi che la gratitudine mi cambi qualcosa, scusa, ma siamo seri!”

IO: “Hai ragione, le bollette sono quel che sono, il bambino che piange manda ai pazzi, il marito bradipo ci mette del suo e il capo NON  ha sempre ragione! Hai ragione!”

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La sapevi quella del prendere le decisioni giuste in 7 mosse +2 ?

Accettare quel lavoro oppure aspettare un’altra occasione?

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Tenere il muso ancora per un po’ “così capisce” oppure cercare di spiegarsi meglio?

Far capire ai tuoi genitori che “Non vi sopporto più!” oppure metterci una croce sopra?

Alcuni di questi sono falsi problemi, o meglio, problemi che si risolvono aumentando il proprio grado di consapevolezza e responsabilità della propria felicità.

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Lo zen e l’arte di fondere il motore e vivere felice

Lo so, vi parlo spesso di Andrea Favaretto, ma il suo modo di essere coach mi piace e mi ispira, soprattutto perchè, noi coach, siamo esseri umani, proviamo gioie e dolori come tutti gli altri, la cosa bella è che siamo allenati ad osservarci, emozionalmente e ad apprendere su noi stessi per poi applicare con le persone che seguiamo.

In queste ultime 72 ore ho avuto una serie di (s)fortunate circostanze.

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