Sono un genitore spartano

Essere genitori è impegnativo, a volte pare impossibile. E’ difficile proteggere, senza soffocare, guidare, senza ostruire la visuale, incoraggiare, senza sospingere nè tirare, dare agio al talento di uscire, senza proiettarvi il o i propri talenti,o al contrario gasare perchè “sanno fare quello in cui io sono un impedito”;  mettere paletti, dando la possibilità ove appaia l’intelligenza necessaria, di superarli e trovare una strada intonsa da percorrere, tenersi i batticuori e le paure chiuse nello sgabuzzino delle cianfrusaglie, come cose che non servono a crescere bene i propri figli.

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I terribili due anni come sopravvivere?

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In questo articolo vi avevo già parlato dei terribili due anni.

Bambini frustrati e aggressivi? Aiuto!

In coda all’articolo precedente ho detto che vi avrei spiegato la differenza tra FARE ed ESSERE. Ovviamente a livello linguistico conoscete benissimo la differenza, ma nell’applicazione pratica di tutti i giorni cosa implica?

Qualche esempio

La vostra meravigliosa bimbetta di due anni e mezzo vi sta piantando l’ennesimo capriccio. Già prima dell’arrivo della sorellina neonata puntava i piedi e decideva cosa fare e non fare, come a volervi comandare. Ora è un’estorsione continua di richieste, non solo in contraddizione tra di loro “Voglio mangiare a tavola, ma in braccio. No, voglio mangiare al tavolino basso, ma mi devi imboccare!” ma dà proprio l’idea di non sapere cosa vuole. Bingo! Infatti, non sa cosa vuole. Sente il suo regno, la sua supremazia minacciata da un’entità sconosciuta, la sorellina, e non sa che pesci pigliare. Come riottenere quello che aveva prima? Non è assolutamente consapevole che il “prima” non esisterà più. Inoltre tira la corda della vostra pazienza oltre misura, portandovi a pensieri omicidi. Credetemi, è normale.

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Genitori, non fate i bambini!

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Mi spiego meglio, non comportatevi da bambini. A volte, quando mi cercate per un consiglio, ho l’impressione che facciate i capricci voi!

Anni fa lessi, e condivisi su fb l’articolo di un giornalista, Claudio Rossi Marcelli.

Era il 2013 ed ero una semplice coach, senza uno specifico indirizzo alla consulenza familiare ma questo articolo mi colpi e mi colpisce ancora oggi per la sua efficacia. Il metodo del Marcelli in sintesi evidenzia tutte le ansie del genitori le aspettative in un acronimo decisamente poco fine ma molto chiaro nella metodologia. L’acronimo è: ducdc  ovvero,  datti una cazzo di calmata.

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Elogiare e assecondare, funziona?

Ecco uno degli errori che io, come genitore, ho fatto con le mie figlie.

Un errore minore, si penserà, beh a giudicare dai risultati che ottengono le mie figlie nella vita direi di si, però quando noi in un contesto problematico in cui si trova nostro figlio, dimentichiamo la neutralità ed andiamo ad emettere dei giudizi, siano essi positivi o negativi, andiamo comunque ad alterare l’assetto emozionale giusto.

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Il Primo Percorso per Genitori E.F. ( Efficaci e Felici)

Perché iscriversi a questo corso per Genitori E.F.  Efficaci e Felici

Quando vai al supermercato, se tuo figlio ti chiede questo e quello,  tu non riesci a dirgli no?

Ti capita di non poter andare al ristorante per i capricci che fa?

Può succedere che tuo figlio adolescente non rispetti le regole che gli dai?

Questa frase:”E’ intelligente ma non si applica!” l’hai sentita dire a proposito di tuo figlio?

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Quando nostro figlio sbaglia, come intervenire?

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Questa video pillola va bene un po’ per tutti.

Se siamo genitori capiremo cosa non fare con i figli.

Se siamo esseri umani capiremo come essere più umani e soprattutto come gestire il feedback, in famiglia o sul lavoro.

Ipotesi 1

Un collega fa una cosa sbagliata:

  • nota prima se ci sono cose che puoi apprezzare, si chiama feedback a panino, il ripieno è la correzione di rotta, ma prima apprezza l’impegno, se c’è stato ovviamente, chiudi con la fetta di pane superiore, esrpimendo fiducia che possa migliorare su quel frangente.

Ipotesi 2

un familiare fa un errore, ad esempio si mette a lodare sperticatamente uno dei figli davanti all’altro, facendo paragoni “Giulio sa fare questo  e tu Maria ancora no, come mai?”  Prima di riproverare il familiare davanti ai figli, riflettete sull’effetto del rimprovero davanti ai bambini, anche se verrebbe d’istinto correggerlo al volo, questo creerebbe in loro maggiore confusione. Aspettate di potergliene parlare a quattr’occhi, in modo che la cosa non si ripeta. Gli esseri umani sono pezzi unici, fare paragoni è una baggianata con gli adulti, con i bambini è dannoso, perchè, come ho detto nel video, il bambino deve creare la sua immagine interiore in modo autonomo e non in base alle nostre proiezioni su di lui.

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Quando fa bene come e cosa dire

Sembra che prenda l’argomento un po’ alla larga, mi si permetta questa digressione, perché è indispensabile per capire perché oggi i genitori appaiono eccessivamente entusiasti dei successi dei propri figli e cosa questo eccesso di entusiasmo produce.

Va detto anche che i genitori fanno tante cose.

Come tutti coloro che fanno tante cose, alcune, è statistico, sono sbagliate.

Abbiamo già parlato dell’importanza della famiglia allargata. Se pensiamo alla famiglia contadina di 150 anni fa, l’errore del genitore, sicuramente c’era, c’era però anche l’apporto dello zio, del cugino, del nonno, c’era la tradizione del racconto di storie che mediassero la realtà, c’era del tempo condiviso. Insomma, gli stimoli erano diversificati e il bambino cresceva con una serie di riferimenti molto maggiori di quelli odierni, anche se apparentemente oggi i bambini sono iperstimolati.

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Esprimere i sentimenti

Se penso ai cambiamenti che sono avvenuti negli ultimi 50 anni, nell’ambito della comunicazione funzionale e nella consapevolezza che questa competenza sia importante, nel costruire relazioni sane, non posso che esserne felice.

Se, d’altro canto, penso  a quanto queste competenze siano scarsamente diffuse, per contro dovrei essere tutt’altro che felice, userei la parola “preoccupata” ; se non fosse che per non preoccuparsi, basta occuparsi in modo proattivo di ciò che potrebbe diventare un problema.

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