APPUNTI DI PNL 11.4: PNL artistica integrata

Cos’è, che funzione ha? Condividi il Tweet

Tutto nasce dalla mia esperienza di vita. Cresciuta nello studio d’arte di mio padre, il Maestro Gianpistone, che all’Arte pura e all’Arte come codice di comunicazione ed integrazione ha dedicato l’intera vita, negli ultimi anni ho cercato di capire cosa mi desse la possibilità di incastonare l’arte, come una pietra preziosa, nella mia esperienza di coach.

Nel 2007 mi sono laureata con una tesi in sociologia delle arti, al DAMS, dove ho analizzato la profondità, l’utilità e la grandezza dell’esperienza avvenuta nei 13 anni della mia formazione, dai 12 ai 25 anni, allo Studio Arte Equipe 66, diretto da Gianpistone. Un’esperienza così forte che ha lasciato in me sempre il desiderio di ricrearlo.

Un luogo magico dove la persona colta e l’analfabeta, il docente universitario e lo studente, il diversamente abile, l’artista e la casalinga (erano gli anni 70/90) potessero affiancarsi in un progetto dove non era l’oggetto realizzato, la finalità, ma la crescita e la comunicazione attraverso l’arte, con l’arte, per unire e travalicare le differenze.  Tra le tante tesi gli studi e le pubblicazioni, spicca il libro “L’Arte come procedimento” testo che evidenza l’uso della manualità artistica come codice unificante per coinvolgere i pazienti dell’Istituto psichiatrico di Brescia.

I pazienti realizzano, sotto la guida carismatica del Maestro Gianpistone, una riproduzione del Giudizio Universale di Michelangelo.

Ora si evince che, se l’Arte può far convivere pacificamente e realizzare un’Opera di tale respiro, guidati da uno spirito di fratellanza, di condivisione, di NON individualizzazione dell’Opera, in quanto l’Opera non è il fine, ma il mezzo, la trasposizione di questo codice alla PNL, per me è automatica, in quanto noi non comunichiamo solo attraverso le parole, ma TRA, le parole. Quindi, il gesto, il paraverbale e il non verbale, che la PNL ci invita ad osservare così minuziosamente possono sposarsi con l’Arte, nel mio progetto di crescita.

Avendo praticato il teatro, la danza, la musica,sia come operatrice del settore, regista, autrice, burattinaia, marionettista, studiosa e critico. Avendo usato le mani per costruire oggetti animabili, ricordando la magistrale esperienza di mio padre e dello psichiatra Cesare Felici, che del burattino aveva fatto strumento terapeutico per il trattamento dei malati mentali, sono infine approdata a questo sintetico pensiero: l’uomo è il frutto di dinamiche complesse dove la possibilità di esprimersi attraverso l’arte, non come attività lavorativa, ma come attività ludica, sdogana l’obbligatorietà del “successo” ricreando un’identità più completa, soprattutto  in quei casi in cui durante l’infanzia, sono stati proibiti giochi in cui ci si sporca, ci si può far male, o di cui l’adulto di riferimento non comprendeva l’applicazione pratica.

Il gioco, la simulazione di sé e dell’altro, il camuffamento, l’uso di oggetto per raccontare di sé, la maschera, la produzione sonora, vocale o attraverso strumenti e i tanti codici dell’Arte, sono tanti mezzi utilizzabili allo scopo di conoscere se stessi.

A volte, la via della pratica, passa attraverso la riconquista della propria completezza e questa cosa è facilitata dall’uso delle mani, dalla realizzazione di manufatti, la sensibilizzazione del tatto e del tatto/vista del movimento, movimento/musica ( non ballo ma percezione del proprio corpo in musica) della propria voce/voce interiore e via sperimentando e percepenso il proprio corpo.

Qual è dunque la differenza con laboratori teatrali, di arti plastiche, di educazione della voce già esistenti?

Che qui la persona è vista nella sua interezza non come artista, ma come essere umano che approda alla sua conoscenza completa.

Le mani, il corpo, la voce qui non hanno connotati pratici, non facciamo un corso di teatro per interpretare Pirandello, pur se consapevolizziamo quando recitiamo e non sappiamo di farlo. Attraverso questo percorso noi  non dobbiamo diventare danzatori, pur se danziamo la nostra danza; né fini dicitori o doppiatori, pur apprendendo ad usare la nostra voce. Qui noi, troviamo noi stessi, nel profondo, perché dalle difficoltà che incontriamo, dal linguaggio che usiamo, attraverso la PNL, programmazione neurolinguistica, evidenziamo dei “blocchi” delle credenze da superare, altre da rinforzare, paure che ci raccontano di noi, del nostro rapporto con noi e con il mondo.

Un percorso piacevole che ci racconta tanto di ciò che abbiamo dentro  e che emerge in un modo nuovo.

Ecco perché nasce PNL Artistica Integrata ©

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.