Arte, cultura, socializzazione, una utopia realizzata dal Maestro Gianpistone

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Prosegue la pubblicazione della mia tesi di laurea sullo Studio Arte Equipe 66 del Maestro Gianpistone, un progetto rivoluzionario di arte, cultura e socializzazione attraverso le arti, portato avanti in uno studio magico, che vi ho già descritto più volte. Il motivo per cui pubblico la tesi è per dimostrare non solo la fattibilità dell’arte come strumento di socializzazione, oggi è semplice crederci, ma pensate negli anni sessanta quanto era rivoluzionaria questa idea, ma per dimostrare la necessità di questo strumento per la connessione tra gli esseri umani. Allo studio si realizzavano anche manufatti, quel che segue è la storia di due progetti. Buona lettura.

 

Il progetto dei Fanes

Un regista della RAI approda allo Studio, propone al maestro e allo Studio di realizzare marionette ed elementi scenografici per una saga di fiabe ambientate sulle Dolomiti, i Fanes.

L’illustratore Gianni Peg, amico del regista, disegna i personaggi e le scene.

Le stoffe vengono colorate a mano, ogni più piccolo dettaglio è accuratamente realizzato sotto la stretta sorveglianza dell’illustratore, presenza estranea all’entourage del gruppo, vissuta non troppo felicemente.

Si costruiscono i protagonisti e i comprimari per le prime tre puntate e si va a girare a Torino. Il maestro Gianpistone e la figlia minore.

In una settimana si gira per due puntate, se ne vedrà montata solo una. Il paradosso produttivo della RAI è: avere un macchinario per il montaggio degli effetti speciali, ma non avere personale interno per farlo funzionare. L’appalto esterno costerebbe 500 milioni ( siamo nel 1982). Il progetto va a monte. Ma l’idea di fare un film con marionette ormai ha contagiato il maestro. Così nasce il progetto delle fiabe delle Mille e una notte.

 

Il progetto de Le Mille e una Notte

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Un progetto ambizioso, quello di  riprodurre marionette e scenografie in scala 1:6 del mondo delle Mille e una Notte nato per completare il panorama delle culture altre, iniziato con lo studio e la riproduzione delle maschere antropologiche ed approdato a questa raccolta di racconti fantastici.

La motivazione è semplice: il mondo islamico è iconoclasta e non possiede un patrimonio di raffigurazioni antropomorfe o zoomorfe come le maschere, quindi tutta l’area dove predomina la cultura islamica, rimarrebbe fuori da questa panoramica a trecentosessanta gradi del pianeta.

Un patrimonio  fiabesco conosciuto in Europa negli anni del luminoso Settecento e riconosciuto indiscutibilmente come ricco linguisticamente e narrativamente.

L’idea del maestro è coraggiosa, costruire marionette che articolino anche la bocca per farne un film o una fiction… Condividi il Tweet

L’impresa non è nuova al maestro e al suo gruppo, vista la precedente esperienza dei Fanes e tutte le scenografie, i costumi  che il maestro ha già realizzato in ambito teatrale.

Il maestro, non è  nuovo al mondo del teatro, negli anni Settanta ha vinto anche un premio nazionale per i costumi de Il Gioco della congiura , fatti in gommapiuma, di grandissimo effetto.

In questa fase lo Studio viaggia a pieno regime, mastri falegnami,  sfornano pezzi anatomici delle marionette, seguendo i modelli tagliati dal maestro di diverse misure. In sartoria sarte esperte e donne volenterose ricoprono i corpi delle marionette, costruendone con le imbottiture le parti anatomiche più o meno intime.

Come Visconti metteva la biancheria d’epoca negli armadi che nel film non sarebbero mai stati aperti, così le marionette vengono realizzate fin nei minimi particolari, anche se poi saranno vestite e quei particolari potranno solo essere intuiti o restare nella mente di chi ci ha dedicato ore ed ore di paziente lavoro.

La sartoria sforna anche interi guardaroba di principi e principesse. Vengono fatte delle piccole stampelle rivestite in gommapiuma e fodera e su di esse si vanno a posare giacche in broccato e sete preziose, calzoni orientali, bluse in seta…queste stampelle vengono appese all’interno di strutture fatte di cannucce, tagliate e assemblate per farne  armadi a vista.

La falegnameria sforna piedi a cui mancano le dita oppure suole a cui manca la tomaia.

Calzolai attenti incollano pellami multicolori, provenienti dal Marocco (un ennesimo viaggio in Africa del maestro), mentre abili mani modellano le dita dei piedi in pasta di legno.

Le teste sono costruite in tre sezioni, al centro la mandibola mobile con un sistema a molla, rifinite con pasta di legno, poi scartavetrate e dipinte. Le stoffe per vestire le marionette, quando non sono broccati, sono di cotone tinto a mano in grandi pentoloni.

Vengono ricostruiti gli ambienti, quinte di polistirolo scolpite con colonne a tortiglioni, architravi, ambienti ad arcate, balconcini, il tutto ricoperto di cartapesta e poi dipinto per riprodurre intonaci o tessere di mosaico, o mattoni…

Ricostruiti anche i Suk, i mercati, con spezie ed alimenti, frutta, verdura…

E viene allestito anche un bestiario con cavalli, carovane di cammelli (con tanto di ricchi baldacchini) coccodrilli, elefanti, scimmie, pecore…tutte marionette con crocette più o meno complesse, altri fatti per essere mossi in croma key.

E una lunghissima serie di Geni, belli o mostruosi…

I guerrieri sono dotati di corazze a maglie, spade, archi e frecce,con le punte di metallo, tutti oggetti fatti a mano, uno per uno, pazientemente.

Man mano che procede il lavoro, sul palcoscenico del salone vengono realizzate fotografie con il banco ottico: la stanza di Sherazade, il bosco incantato con mitiche creature verdi, l’harem, il suk… e vengono fotografate anche tutte le marionette, circa duecento.

Un lavoro colossale durato altri quattro anni.

Per farsi un’idea dei costi e dei materiali impiegati, Gianpistone ha comprato a Murano, 50 chilogrammi di mosaico, che viene usato quasi tutto solo per rifinire troni di re e sultani.

Un’attività che impegna tutti appassionatamente.

Nel 1988 Spoleto ospita una mostra di una parte di queste scenografie e marionette Condividi il Tweet, compreso il “Ponte delle delizie”, una costruzione modulare che ha una campitura di 16 metri e nel punto più alto supera i sette metri di altezza.

Per rendere più suggestiva la mostra si ascoltano musiche di provenienza orientale e vengono bruciate essenze profumate.

Lo Studio, diventato nel frattempo cooperativa, cerca un produttore per la puntata zero, invano.

Nessuno crede ad un progetto che aprirebbe le porte a quella che oggi viene chiamata intercultura.

Il progetto di farne un film, naufraga nelle paure dei produttori. Tutti vorrebbero vedere una puntata zero, ma il maestro sa che chi crede in un progetto deve investirci del suo.

Per girare sarebbero necessari gli studi di Cinecittà ed i costi per Gianpistone sono proibitivi.

Così i materiali restano allo Studio, mani premurose cercano di preservarli dall’usura del tempo e dalla polvere, ma passato il clamore della fucina, restano a testimoniare la passione di chi li ha creati.

Ancora una volta il maestro Gianpistone anticipa di buoni quindici anni ( ormai ne sono passati 35 ndr) la tematica dell’incontro delle culture… Condividi il Tweet Lo seguono fiduciosamente i membri del gruppo, anche se pochi sono culturalmente in grado di capire quanto il progetto sia rivoluzionario e anticipatore.

Le marionette sono ancora lì che aspettano.

 

 

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