Consulente familiare: Il tradimento è la fine dell’amore?

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Intanto parliamone: quando finisce un amore?

Perché  a volte finisce l’innamoramento, che non è l’amore, ma noi lo chiamiamo amore perché non si conosce la differenza tra queste due fasi, a volte presenti in sequenza, a volte no, dell’amore.

Oggi di questo ENORME  argomento, su cui sono stati scritti TONNELLATE di: romanzi, saggi, articoli, poesie e chi più ne ha più ne metta, voglio trattare SOLO la  fase POST storia d’amore, quando cioè, c’è il dolore, a vari livelli, emotivo, a volte fisico, per la mancanza, per la privazione dell’oggetto d’amore.

A volte  non siamo consapevoli di ciò che lasciamo andare, quando ci facciamo coinvolgere in un’altra storia, ebbene si, parlo di tradimento. Tradimento di un partner, in favore di un’altra cosa, che qui non definisco per scelta, perché sono focalizzata sulla persona che SUBISCE il tradimento.

Chi subisce il tradimento sa che ha una parte di responsabilità, perché il rapporto è sempre tra due persone, le dinamiche sono incrociate e quando qualcuno ti tradisce è perché, anche se gli hai dato il mondo, sente di non ricevere quello che si aspetta. A volte può essere mancanza di attenzioni/comunicazione/tempo condiviso.

Dietro una relazione finita c’è una comunicazione mancata Condividi il Tweet

Il problema è quello che succede dopo.

Se una coppia si rivolge a me PRIMA che questo avvenga, esponendomi i termini, consapevole che ci sono responsabilità varie, stiamo un pezzo avanti.

Quando invece la frittata è fatta, e uno dei due ha lasciato l’altro, perché tradito e si sente il cuore spezzato, è ovviamente un altro paio di maniche.

La dinamica in genere è questa:  chi tradisce non si rende conto della gravità dell’atto, finché non perde l’oggetto principale del suo amore.  E il partner tradito,  prova una gamma enorme di sentimenti che spaziano da: orgoglio ferito, amor proprio in pezzi,  rabbia espressa o repressa verbalmente,  rabbia contro se stesso che non ha notato il comportamento “Ma come ho fatto a non accorgermene?” il mondo, come si dice “gli crolla addosso” perché, “Con quel che gli/le ho dato, non doveva farmi questa cosa!”

Ci sono persone, che hanno una maggiore solidità emotiva che,  dopo un periodo di dolorosa ricostruzione, ne escono e trovano un altro partner, o, con un aiuto esterno, magari riescono a ricucire il rapporto..

Purtroppo, e questo avviene in diversi casi, si assume una visione distorta della cosa. Pur essendo consapevoli che il tradimento è avvenuto per carenza delle cose che ho indicato qualche riga più su, dal momento in cui subiscono il tradimento innalzano delle barriere attorno a sé. Non solo decidono di non perdonare  – cosa che di per se li lascia preda di una serie di sentimenti tutti a sfavore della ripresa di una vita normale, di una vita oltre il problema   – ma si installano una serie di trigger emotivi che gli impediscono di ricostruire una possibilità di un sano rapporto di coppia.

Si dicono che la ferita è troppo grande. Hanno ragione, la ferita è grande, ma son essi stessi ad allargarne il solco,  giorno per giorno, scegliendo strategie del tipo “chiodo schiaccia chiodo”  in un loop di rapporti a perdere dove perdono loro stessi, oppure s’impongono una dolorosa castità, perché chiunque potrebbe ferirli ancora e quindi : “Niente, con gli uomini/le donne, ho chiuso!”

Cosa faccio in questi casi?

La prima cosa è sincerarmi che la persona voglia veramente e profondamente  uscire da questo loop della serie.”Ho ragione io, non c’è via d’uscita, con l’amore ho chiuso, non c’è speranza”

Se  –  e solo se  –  il linguaggio del corpo della persona, l’espressione del viso e, in ultimo, le sue parole, mi dicono che ha veramente voglia di uscirne, allora si pianificano alcuni incontri per:

  • trasformare la dinamica emotiva da  problematica a consapevole, primo passo per capire la nostra responsabilità nel costruire il nostro vissuto
  • trasformare un comportamento improduttivo, forse auto lesivo, in un comportamento consapevole, responsabile, verso se stesso e verso gli altri
  • sviluppare la capacità di vedersi oltre il problema contingente e l’esperienza traumatica, in una dinamica costruttiva e centrata
  • sviluppare le capacità e i comportamenti utili alla crescita delle risorse interiori perché si  aprano nuove prospettive  di vita e, soprattutto di vita amorosa e di sentimenti buoni, verso di se e verso “l’altra metà della mela”

Nel caso non fossi stata chiara, non accetto i clienti che mi scambiano per un confessore, uno psicologo, un cartomante, una spalla su cui piangere, un lettore del pensiero.  Non lavoro nella profondità della psiche, non ho studiato per questo e ho il massimo rispetto degli psicologi e degli psicanalisti che lavorano nel profondo e lo fanno seriamente e onestamente.

Il mio lavoro si attiene ai fatti. E i fatti sono : stai soffrendo per amore, sai che stai facendo degli errori di strategia, ti sei perso nei tuoi sentimenti ingarbugliati come una matassa in cui non sai più che pesci pigliare. Noi, io coach e tu cliente, non cambiamo i fatti, cambiamo il modo di guardarli, prendendo distanza dal problema perché, lo diceva Einstein  –  non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero con cui l’hai generato. E quindi ecco a cosa serve un coach, un consulente: trasformare la forma-pensiero da ingarbugliata a chiara.

Nel caso volessi capire un po’ come funziona questa cosa  e tu sappia un po’ di inglese, ecco il link ad un video che ti spiega come funziona il pensiero umano di Michael Neall, definito da Paul McKenna il miglior coach del mondo.

Alla prossima!

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