L’attesa creativa

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E’ molto tempo che non scrivo un articolo.

Piuttosto che scrivere cose rimasticate ho dato tempo ai progetti che seguo.

Su una cosa però ho riflettuto. Sono una persona entusiasta, le cose in cui credo mi galvanizzano e, cosa di cui mia madre amabilmente mi prende in giro, nella mia vita mi sono fatta prendere da tante passioni. la curiosità è una spinta propulsiva del mio modo di essere. Così, di curiosità in curiosità, ho appreso tante cose che, in apparenza non avevano attinenza l’una con l’altra. Non mi sono mai posta il problema “A cosa mi servirà?”

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La stimolazione sensoriale per l’unità armonica della persona

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Nei giorni scorsi mi è caduto l’occhio su un programma televisivo per piccini. La cosa che mi ha impressionato è che invitasse i bambini a riempire delle campiture di colore, premendo dei tasti.

La cosa peggiore che si può fare ad un bambino, per impedirgli di crescere, è evitargli l’uso del tatto e del gesto fisico legato ad un risultato visivo. Oggi si privilegia molto il senso visivo, a sfavore di altri sensi, ma questo ha delle conseguenze notevoli nella vita dei nostri figli. Per questo motivo oggi proseguo la pubblicazione della mia tesi di laurea attinente la sociologia delle ARTI che, guarda caso, tocca l’argomento tattile.

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Mangi questa minestra? No grazie preferisco COEMM

I condizionamenti iniziano al primo sguardo.  Il neonato spalanca gli occhi al mondo.

Sorride mia madre? Non vedo bene il suo volto, ma intuisco, sento.

Dopo una sola ora il neonato risponde all’espressione che vede. Dispositivo naturale per essere accudito. La domanda potrebbe essere: quanto siamo condizionati? In realtà è naturale che lo siamo. Di norma i genitori “condizionano” perché il bimbo cresca protetto dai pericoli che non conosce, apprendendo l’autonomia per crescere sano e indipendente.

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I terribili due anni come sopravvivere?

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In questo articolo vi avevo già parlato dei terribili due anni.

Bambini frustrati e aggressivi? Aiuto!

In coda all’articolo precedente ho detto che vi avrei spiegato la differenza tra FARE ed ESSERE. Ovviamente a livello linguistico conoscete benissimo la differenza, ma nell’applicazione pratica di tutti i giorni cosa implica?

Qualche esempio

La vostra meravigliosa bimbetta di due anni e mezzo vi sta piantando l’ennesimo capriccio. Già prima dell’arrivo della sorellina neonata puntava i piedi e decideva cosa fare e non fare, come a volervi comandare. Ora è un’estorsione continua di richieste, non solo in contraddizione tra di loro “Voglio mangiare a tavola, ma in braccio. No, voglio mangiare al tavolino basso, ma mi devi imboccare!” ma dà proprio l’idea di non sapere cosa vuole. Bingo! Infatti, non sa cosa vuole. Sente il suo regno, la sua supremazia minacciata da un’entità sconosciuta, la sorellina, e non sa che pesci pigliare. Come riottenere quello che aveva prima? Non è assolutamente consapevole che il “prima” non esisterà più. Inoltre tira la corda della vostra pazienza oltre misura, portandovi a pensieri omicidi. Credetemi, è normale.

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Studio Arte Equipe 66: due anni che valgono una vita

Nel 2006 mi sono laureata con una tesi sullo studio d’Arte di mio padre, il maestro Gianpistone. Mi chiederete cosa c’entra questo con un blog di crescita e consulenza familiare, beh, leggete l’articolo e lo capirete, è una delle tante interviste fatte a chi ha vissuto quegli anni. Vi toccherà dentro. Nella foto, Marco e Luca e le macchine costruite per il progetto “Pinocchio” sullo sfondo Mangiafuoco.

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Il mio peggior cliente 2

Per chi non avesse letto la prima parte in fondo alla pagina trovate l’articolo precedente

Perché torno a parlare di Fabrizio, il mio peggior cliente?

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Perché mi serve come esempio per tutti quelli che in questi momento sono in una fase di transizione:

da un figlio a due

dalla pausa maternità al ritorno al lavoro

dal fallimento di un’attività all’avvio di un nuovo lavoro

Per passare alla fase due, dovete elaborare la vostra vita attuale e quella che desiderate avere.

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Genitori, non fate i bambini!

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Mi spiego meglio, non comportatevi da bambini. A volte, quando mi cercate per un consiglio, ho l’impressione che facciate i capricci voi!

Anni fa lessi, e condivisi su fb l’articolo di un giornalista, Claudio Rossi Marcelli.

Era il 2013 ed ero una semplice coach, senza uno specifico indirizzo alla consulenza familiare ma questo articolo mi colpi e mi colpisce ancora oggi per la sua efficacia. Il metodo del Marcelli in sintesi evidenzia tutte le ansie del genitori le aspettative in un acronimo decisamente poco fine ma molto chiaro nella metodologia. L’acronimo è: ducdc  ovvero,  datti una cazzo di calmata.

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Sei un genitore di talento?

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Ebbene si, anche per essere genitori, ci vuole talento.

L’amore per i propri figli è innato, istintivo, primordiale per la protezione della specie. Purtroppo non è così. Serve talento che si ha, o si sviluppa. Come? Andando a scuola.

Molti genitori di oggi comprano libri, a volte li leggono, a volte no. Ma i libri spesso, sono desueti, non aggiornati alla situazione attuale. Perché così come la società e la tecnologia avanzano a velocità siderale, così, per essere sul pezzo, come genitori, dobbiamo sapere in profondità, qual è la società in cui sono immersi.

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Settembre tempo di ricominciare… come?

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Vacanze? Finite

Lavoro? Ricomincia

E noi? Siamo pronti?

Riapriamo le valigie, rimettiamo a posto i vestiti e le idee.

I nostri piccoli crescono. Quanto crescono! Sembra ieri che ancora non gattonavano e adesso ci parlano, anzi, se sono grandi altro che parlare!

Il  quotidiano tran tran ricomincia, con i ritmi che sappiamo e il nostro piccolo tesoro sta per rientrare al nido o fa un salto ancora più grande, entra alla scuola “dei grandi”.

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Gioco, ergo sum

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In questo articolo vedrete apparire alcune immagini dei miei pupazzi, perché si gioca a tutte le età e, io credo, quando si smette di giocare, s’invecchia di brutto.

C’è qualcosa che mi preoccupa dei bambini occidentali di oggi.

Non sanno più giocare insieme. Alle feste di compleanno ci sono gli “animatori”. Nulla da dire su questa categoria di lavoratori, ce ne sono di bravissimi, ma è proprio il concetto che il bambino sia da animare, che è preoccupante. Il bambino di suo è una forza creativa.

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