Dal S.A.R. alla gratitudine permanente in 30 mosse

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Creo un dialogo immaginario

TU:”Scusa Susanna, ma a me della gratitudine importa un piffero! Qui ci sono: le bollette da pagare, il bambino che mi piange che mi fa diventar pazza, mio marito che ha la motilità di un bradipo e il capo che mi fa le poste per vedere se arrivo in ritardo, vuoi che la gratitudine mi cambi qualcosa, scusa, ma siamo seri!”

IO: “Hai ragione, le bollette sono quel che sono, il bambino che piange manda ai pazzi, il marito bradipo ci mette del suo e il capo NON  ha sempre ragione! Hai ragione!”

TU:”Eco, lo vedi, di fronte a queste cose anche tu ti arrendi all’evidenza, è una giornataccia, sono le 11 e già vorrei tornare a letto!”

IO:”Puoi farlo?

TU:”No!”

IO:”Troviamo una soluzione?”

TU:”Ho alternative?”

IO:”Direi di no”

“TU:”Ok,  allora secondo te che dovrei fare? I fatti sono fatti!”

IO:”Ti ho già parlato del S.A.R. e della gratitudine?

TU:”Ce c’entra il sar con la gratitudine? Il sar è quella cosa che vedi solo quello che ti interessa giusto? Vedi tutte incinta quando sei incinta, vedi in giro solo la macchina che ti vuoi comprare quando te la vuoi comprare, giusto?”

IO:”SI!”

TU:”Si, ma ce c’entra il sar con la gratitudine?

IO:”C’entra. In questo momento il tuo S.A.R. sta notando tutte le cose che non ti piacciono della tua giornata, per farti capire ti porto al limite. Se io adesso ti chiedo che cos è che ti dà più fastidio di questa situazione, tu che mi rispondi?”

TU:”Tanto per cominciare il fatto che se pure divento isterica, non mi posso sfogare con il bambino e devo mantenere la calma pure se lo appiccicherei al muro, il marito poi, quando è così bradipo, che non capisce che sono al limite… mamma mia … l’ammazzerei. Il capo guarda, non me ne passa una, sembra tanto gentile invece è un’aspide!”

IO:”Eppure c’è stato un tempo in cui non la vedevi così. Quando è nato tuo figlio, quando ti sei sposata, quando hai trovato lavoro. Tutte queste tre cose sono state motivo di felicità, di soddisfazione vero?”

TU, già cambi fisologia, vedo i tuoi occhi che si aprono come a raccogliere gli stimoli che ti sto dando, e l’energia cambia:”E’ vero,  adoro il mio bambino, e Gianni, mio marito, sa essere meraviglioso, quando vuole. Il capo, beh è quello che è, ma mica ci vivo insieme!”

Questo dialogo immaginario, che poi in coaching avviene in modo a volte molto simile, dimostra che la natura delle cose non è data – lo ripeterò finchè ho fiato nei polmoni – da ciò che è fuori, ma da ciò che pensi.  E’ il concetto più semplice e importante che ho assimilato da Michael Neill, che per altri versi non mi entusiasma proprio in tutto tutto, però questo concetto è basilare. Non è la realtà che crea il tuo stato d’animo e quindi la qualità della tua vita, ma il tuoi pensieri che creano il mondo in cui ti trovi immerso, che hanno il potere di rendere la tua vita bella o brutta, tanto per generalizzare.

Quello che ci succede non è oggettivo ed univoco.

E per darti più elementi per chiarire la cosa, prova a togliere dalla tua vita uno degli elementi che la compongono: tuo figlio, il lavoro, il marito. Oppure sostituiscilo con: un figlio diversamente abile, e un lavoro soddisfacente, un marito alcolizzato o dirigente d’azienda, che non c’è mai. Ogni variabile alla tua vita potrebbe darti alcune cose e non dartene altre. Potresti vivere in Siria, sotto i bombardamenti, o viaggiare indietro nel tempo ed essere in un campo di concentramento, oppure oggi, in una baraccopoli di Nairobi. Ma ti dirò di più. Tu sei il primo elemento della tua vita. La persona che ha contribuito a creare la tua vita di oggi, sei tu.

A volte non ci rendiamo veramente conto della qualità della nostra vita, finché non la mettiamo a confronto della vita di altri miliardi di persone.

Con questo non ti sto dicendo che è giusto così. Nessuna creatura vivente dovrebbe vivere in quelle condizioni. Tantomeno per farci sentire ricchi, sarei deficiente a dirtelo. Anzi, vorrei che tutti gli esseri umani vedessero rispettati i loro diritti umani. Eppure anche nelle baraccopoli, le persone riescono ad essere felici? Capisci il paradosso?

Quel che voglio dirti che il sistema più rapido per ripristinare il tuo stato di benessere emozionale, che è quello poi che ci rende sereni, è proprio la capacità di immaginare la tua vita per quella che realmente è.

Noi abbiamo la capacità di renderci felici ed infelici in base a quanto apprezziamo ciò che siamo, ciò che facciamo e ciò che abbiamo, proprio in questo ordine.

Ed ora l’esercizio, forza.

Scrivi sul pc o meglio su un quaderno, 10 motivi per cui sei grato oggi. 10, non uno di meno. Domani li riscrivi e ne aggiungi due. Bada bene li devi riscrivere e poi aggiungerne due, ogni giorno, per 30 giorni.

Senza falsa presunzione, se lo fai, so che uno dei motivi di gratitudine sarò io, perché così è stato con la mia coach.  Anche se ci sono dei motivi per cui ti starò sulle palle, proprio perché ti chiedo di fare questo esercizio per 30 giorni.

E adesso fallo!

Come diceva Orsola, se devi fare una cosa domani, falla oggi, se devi farla oggi, falla ora, se devi farla ora falla!

E fammi sapere come va.

Alla prossima

 

 

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