Sei un creatore di gioia?

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Cose che ho notato vivendo:

la natura ci dà una dotazione: la vita, una famiglia, un gruppo di pari che scegliamo. Con questo mazzo di carte, bello o brutto, non stiamo ad indagare, ciascuno si crea la propria vita: ad immagine di quella del proprio riferimento di crescita, in opposizione, in completa autonomia. Noteremo che ci sono delle cose che abbiamo geneticamente ereditato, alcune ci piaceranno, altre le detesteremo, ma quelle sono.

Ci renderemo conto di andare su un binario non nostro, quando le emozioni, il corpo, i pensieri, ci faranno risuonare un campanello di allarme.

Abbiamo poco potere sull'esterno di noi e un immenso potere su di noi. Condividi il Tweet

Possiamo crearci felicità e infelicità a piacimento o fino alla depressione e peggio. Possiamo utilizzare bene il tempo che abbiamo o gettarlo al vento. Possiamo essere consapevoli di ciò che siamo e ciò che vogliamo, oppure no.

Perchè vi sto facendo tutto questo lungo cappello introduttivo?

Perchè noto che questa enorme possibilità che abbiamo, di creare lo stato d’animo desiderato, è ancora potere di pochi.

Chi lo fa passando attraverso pratiche meditative, yoga, pilates, PNL di III  generazione e oltre, chi, lo coltiva come pratica culturale millenaria, chi non solo non la pratica, ma pratica esattamente l’inverso con risultati di cui voglio farvi qualche esempio.

  • coltivare una “storia d’amore” a senso unico della serie “lui non mi vuole ma è solo perchè non ha ancora capito con chi ha a che fare”
  • “mia suocera purtroppo bisogna prenderla come è fatta, che è fatta male”
  • “sono anni che ripeto a mia moglie/mio marito questa cosa, ma, niente, non vuole proprio capire!”

Quello che volevo farvi notare, è che il problema appare esterno alla persona che nota comportamenti sbagliati tra le persone con cui ha a che fare. Chi si arrabbia però, non è la persona che ha il “comportamento sbagliato”, ma noi che lo notiamo.

Se non ci assumiamo la responsabilità del disagio, del dolore, della frustrazione di ciò che dell’altro non ci piace, continueremo a ripeterci che lei/lui è fatta/o male, però chi ci sta male, siamo noi!

Capite il paradosso?

Qui non si tratta di stare sotto i bombardamenti come in Siria. Lì l’unica colpa se così si può definire la sventura di morire sotto i bombardamenti, è di essere un paese scelto come target di quella scacchiera politica internazionale che decide dove deve stare un conflitto per aumentare il pil di un paese industrializzato in crisi come l’america (volutamente in minuscolo ndr).

Nel nostro caso non è così. Noi abbiamo il potere di decidere, se, oltre il “danno” che ci viene dall’esterno, vogliamo, come si dice a Roma, metterci il carico da undici, aumentare il carico di dolore che quella situazione –  più o meno grave – ha.

Noi non siamo sotto i bombardamenti, abbiamo cibo in tavola, un tetto. Forse alcuni hanno anche dei debiti che, dato che qualcuno deve avere soldi da noi, sappiatelo, ci allunga per forza la vita, se non altro nella speranza di essere prima o poi rifondato 😉

Hanno fatto degli studi anche su i pazienti terminali, i quali, passati attraverso le varie fasi, approdano infine all’accettazione della propria morte.

E voi volete dirmi che loro possono accettare di morire a breve e noi, che abbiamo braccia e gambe, mente e cuore, non possiamo superare le sfide grandi e piccole che la vita ci pone?

Qui non si tratta neanche più di PNL o meditazione, si tratta di logica, in questo caso obbligatoriamente binaria: vuoi stare male o vuoi stare bene? Condividi il Tweet

C’è gente che butta 10/20 anni della sua vita, prima di ammettere di non essere capace di fare l’imprenditore, ma si incaponisce perche i ” Te l’avevo detto!” fanno male. Tranquilli, il dolore passa se ti focalizzi su cosa altro sai fare e quanto bene lo sai fare e quanto questa cosa potrà renderti felice da qui a breve.

C’è gente che si incaponisce in una “relazione sentimentale” di 10/20 anni, prima di capire di essere un apetizer, perchè il tipo o la tipa un giorno carinamente annunciano con un sms “sto per sposarmi un’altra persona”.

Qualunque cosa stiate facendo in questo momento, se c’è qualcosa che vi frustra che non va come desiderate, una persona che non fa o non è come, secondo il vostro modesto parere, dovrebbe essere,  vi lancio un’ipotesi sotto forma di domanda:

E se non fosse proprio esattamente così come ve la state raccontando? Se tutte le cose che son successe non fossero che un frutto della vostra narrazione interna? Un po’ come un puzzle di cui avete una decina di pezzi – i fatti reali  – a cui, per completare il quadro avete aggiunto dei pezzi creati dalla vostra immaginazione?

Quindi, concludendo: lo stato emotivo in cui vi trovate è reale, ma è creato non dai fatti, ma dai pensieri che voi producete in relazione a quello che osservate soggettivamente. Perchè la vostra osservazione non è oggettiva o super partes. Lo sarebbe se voi non foste coinvolti emotivamente a cercare una risposta specifica e non a lasciarvi essere ciò che siete, senza aspettative dall’esterno. Vivere il vostro elemento, la cosa che vi dà più gioia, ma  una gioia che non implichi l’esistenza di una condizione specifica che non possiate creare da voi stessi.

Alla prossima Aloha!

 

 

 

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